The Young Nope, una fresca promessa per il rock italiano

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Un Album godibilissimo.
I ragazzi viaggiano a vele spiegate verso la notorietà. Ci sono riusciti. Eccome, se ci sono riusciti. Hanno avviato una campagna di crowdfunding, che li ha visti trovare 69 finanziatori di “Sciamano” il loro secondo album.

Si tratta di diciottenni, e già questo è molto più che un traguardo. Crediamo che il panorama Indie Rock italiano abbia un gran bisogno di svecchiarsi, ed ha un gran bisogno di ragazzi come loro. Il nome stesso della band, quel Young Nope che suona un po’ come “giovani? No, grazie” vuole essere un atto d’accusa contro quell’universo musicale (e non solo musicale), che in questo Paese rende tutto più difficile ai giovani. Ed hanno perfettamente ragione. La sensazione è che la nostra scena musicale sia chiusa a riccio in compartimenti stagni, refrattaria ad accogliere nuovi stimoli, che non sia la solita canzoncina  strofa ritornello ricamata con una tastierina della Bontempi.

Questi ragazzi sono giovani, e la freschezza della loro gioventù si riflette ampiamente nei loro lavori. Quell’energia intrisa di follia che può espellere un diciottenne.

Tuttavia c’è la sensazione di un potenziale ancora inespresso.
Non ci vuole molto manca veramente poco

Penso che Pierpaolo Saccomandi la voce del gruppo, dovrebbe cercare un timbro più originale, dovrebbe provare a liberarsi da un timbro, da una cadenza, da un suono trito e ritrito di tutti i gruppi rock italiani che hanno finito per creare un genere, il “rock italiano” del quale uno dei caratteri distintivi è proprio la voce. Un sound bello dei bei testi, mi portano a spingere di chiedergli di esplorare, cercare tra le sue corde vocali un timbro più originale, vorrei vederli spulciare tra le canzoni di Lou Reed o di Iggy Pop, o degli MGMT, o nella voce baritonale dei These Immortal Souls nella canzone Marry Me  alla ricerca della sua strada. Vorrei più presenza nella voce, una voce che sprigiona autorevolezza, che ti impone di essere ascoltata, perché ti sta parlando, proprio a te adesso, ma senza atteggiarsi, senza quell’accademica e presuntuosa cadenza di chi vuole fare il solito italian rock. Perché i vostri testi parlano di insofferenza, verso una cultura matrigna per voi. Mi aspetto una voce un po’ più naturale, nichilista, dura, arrabbiata ma triste e malinconica.

Ascoltando Birds, accompagnata da una nuda chitarra non puoi evitare di pensare che dentro la loro testa c’è dell’altro, c’è tanto da scavare, pertanto può apparire questa nostra recensione un po’ severa, ma penso avete nelle corde la possibilità di crescere tanto, non adagiatevi, ascoltate altra roba e frullate tutto nella testa e tiratelo fuori.

Mi piacerebbe sentire delle chitarre che guardano un po’ più all’america nei suoni, una bella limata alla pedaliera io gliela darei  in brani come “Padrone” o il rischio è di essere precipitati nel vortice, nel buco nero del “ho già sentito” e sarebbe un vero peccato, perché la stoffa c’è, i testi ci sono il sound non è male, forse lievemente acerbo in alcune parti.

Sperimentate, tirate fuori cose nuove, ce l’avete nelle corde, si sente. Stupite il vostro pubblico, sorprendeteli, senza essere mai prevedibili.

Nulla da dire sulla qualità audio del lavoro, è senz’altro un lavoro ben fatto, curato da mani delicate.

Il nome in inglese rischia di spiazzare un ascoltatore che non conosce il gruppo e si accosta all’ascolto.

Curiosità. Perché ascoltando Ghost mi viene in mente American Prayer dei Doors?

Stupiteci, perché già vi vogliamo bene.
Questa non è una recensione critica, ma proprio perché c’è tanto da dire non voleva essere una recensione insipida, da comunicato stampa, grazie a Dio siamo indipendenti e ci piace dire quello che pensiamo. E con voi ci piace essere sinceri.

Complimenti per la grafica, curata da Claudia Nazionale, per la cura dello stile, finalmente nessuna foto in penombra con quattro idioti col pizzetto vestiti in latex nero con la vetrata dietro. Grazie per questo.

Ci piace quest’aria scanzonata di ragazzi che non si prendono sul serio, molto apprezzabile.

Continuate, perché vi stiamo ascoltando.

Il prossimo brano che produrrete, provate a cambiare prospettiva. Non dovete pensare di fare un brano per riempire un album, ma il brano del secolo. La vostra missione è quella di fare un brano che deve stravolgere, che deve lasciare l’ascoltatore sconvolto. Siete alla ricerca del brano del secolo.

 


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2 pensieri su “The Young Nope, una fresca promessa per il rock italiano

  1. Si molto interessanti, credo proprio che faranno strada, devono ancora raggiungere la loro maturità ma hanno tutto il tempo

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