I Vertical, L’america è anche in Italia

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E’ ufficialmente uscito l’EP “Equoreaction”.
E’ la nostra visione del mondo: dalla finzione televisiva allo spazio passando per Equitalia e l’Africa.
Un bel suono, che loro amano definire “groove”. Un’anima dal ritmo africano: adottati dal pure funky – a sua volta contaminato da altri generi – i Vertical sono un gruppo dal ritmo caldo, ma che tocca tutti. Hanno però anche un tocco californiano, che porta sempre freschezza alle loro opere. Più anime, più gusti, un ensamble di musicisti dal pelo lungo e che nella loro carriera hanno calcato numerosi palchi, con i più grandi (James Brown e James Taylor ad esempio) nelle loro tournée italiane.
Ma le influenze richiamate sono anche altre ancora, dall’Afrobeat all’Acid Jazz, dal Prog anni ‘70 al Rock Psichedelico. Si avverte l’atmosfera psichedelica di fine anni ’60, di sicuro c’è che sono un gruppo di livello.
E soprattutto si fa fatica a pensarli come un gruppo italiano, sembra piuttosto di trovarsi nei mega raduni rock californiani di qualche decennio fa.
Groove è un concetto sempre presente nell’approccio Vertical, un punto di riferimento che ci ispira costantemente, mentre suoniamo dal vivo, mentre componiamo ma che va anche oltre l’aspetto puramente musicale: il Groove rappresenta l’unione potente e coordinata di menti e corpi diversi, accomunati da un unico scopo, è coesione attiva verso la creazione, in un certo senso è il collante che tiene unite tutte le diverse sfaccettature delle singole personalità dei Vertical facendone una Band che come risultato è più grande della somma dei singoli talenti.

Cosa ci dicono di se?

I Vertical sono una band strumentale che, in 10 anni di attività, si è esibita in oltre 500 concerti in tutta Italia e all’estero.
I primi successi arrivano nell’estate del 1999 e nel 2000 quando vincono prima il rock contest Zanza e poi il Cramps Music Contest sostenuto dalla storica etichetta omonima.
Nel 2001 musicano una rassegna (Il suono del Silenzio) di film muti pornografici anni ‘20 al Teatro Busnelli di Dueville (Vi).
Nel 2002 suonano come support band di “The James Taylor Quartet”, storico gruppo inglese acid-jazz che ricontatta i Vertical nel Novembre 2003 e nell’Aprile 2005 per i concerti alla Gabbia di Bassano.
Sempre nel 2002 sono finalisti ad Arezzo Wave e si aggiudicano il primo premio Ferrock, aprendo il concerto dei Sud Sound System.
Il 2004 ha regalato loro la festa dell’Unita’ di Forli’ dove hanno diviso il palco con Umberto Palazzo e il Santo Niente. Durante l’anno partecipano a diversi festival indipendenti assieme a band come Almamegretta, Daniele Sepe, Rosolina Mar, One Dimensional Man, East Rodeo, O.G.M, WoraWoraWashington, SuperElasticBubblePlastic.
Nel 2005 i Vertical vincono il premio promosso dalla Toast Records “Miglior proposta strumentale italiana” al M.E.I. di Faenza (meeting delle etichette indipendenti).
Ancora nel 2005 pubblicano il primo omonimo album in collaborazione con Cramps Records, e suonano come support band di James Brown nelle date in nord Italia (Genova, Treviso) del tour “Godfather of Soul”.
Nel 2006 sono resident band nel villaggio olimpico di Bardonecchia, all’interno della rassegna musicale delle olimpiadi di Torino, successivamente partono per un tour in Germania.
I Vertical hanno suonato all’interno del programma di VicenzaJazz nel 2005, 2009 e 2012.
Dopo un anno durante il quale ogni componente si è dedicato ad altri progetti musicali portando nuova linfa vitale al progetto e inserendo nuovi componenti nella band, nel 2012 pubblicano il loro secondo album di inediti, Black Palm, registrato in diversi studi del vicentino, mixato da Davide Venco al Britannia Row Studio di Londra e masterizzato da Alan Douches al WWSM di New York.
VERTICAL

La storia dei Vertical è un po’ la storia del funk. La periferia, la blaxploitation, i bar, l’acid-jazz, le macchine, le donne, donne e motori, gli strobo, i pantaloni a zampa, l’idrante bianco su sfondo rosso, Superfly, le sirene sulla città, gli occhiali di Herbie Hancock, spie ed agenti segreti, Lupin, gli inseguimenti.
Nulla nel funk è meglio di un musicista che suda mentre suona. Ai concerti, quando il gruppo comincia a suonare, la gente comincia a spogliarsi. Non c’è nulla che un bassista funk non possa fare in dieci giorni.
Paolo Bortolaso, Alessandro Lupatin (Mistonocivo, X-lab, Arianna Antinori & Turtle Blues), Nicola Tamiozzo (P&P, Kicca & Intrigo, Forensick), Filippo Rinaldi (Kicca & Intrigo, Are(a)zione, Forensick), Andrea Gastaldon, Antonio Gallucci, talvolta supportati da Massimo Tuzza (Are(a)zione, Bern-H, Hotel Riff) e Kenneth Bailey (Gamma3, Joyce Yuille), calcano ogni giorno i palchi nei sobborghi e i club di periferia, non per denaro, non per fama fine a se stessa, ma, come ci insegna la storia del funk, per dare vita ad una città morta, per continuare a dare un nome al groove, per portare divertimento e libertà in ogni dove.

FIND AND LISTEN

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verticalmusic.bandcamp.com
soundcloud.com/verticalmusic

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